domenica 17 febbraio 2008

La sagrestia

Lei è una ragazza piacente, i capelli corvini, gli occhi castani, di statura non troppo alta, ha il seno piccolo una prima, il viso di una perenne bambina, ma se si fissa il profondo dei suoi occhi si leggono le voglie di una donna, credente praticante e la domenica si poteva fra le fila del coro vedere la sua espressione fanciullesca e sentire la voce suadente. Spesso durante i lunghi sermoni guardava il suo pubblico e pensava che tra quei ragazzi ci fosse chi, forse in quello stesso momento, voleva possederla; questi pensieri la eccitavano e quando tornata in se si rendeva conto di essere in una chiesa arrossiva, ma era una cosa che passava del tutto inosservata. Fu mentre scrutava tra le navate che vide un ragazzo abbigliato in modo strano, aveva una giacca di pelle lunga fino alle ginocchia, il torso scolpito scoperto ed un pantalone nero, sembrava che nessuno lo avesse notato, così lei iniziò a fissarlo, lui aveva lo sguardo fisso al crocefisso che si trovava sopra l’altare, teneva la testa alta quasi in segno di sfida, era come se invitasse il Signore a cacciarlo via, ma sapendo già che non n’avrebbe avuto la forza. Incantata sul quel soggetto ormai aveva perso la concezione del tempo e dello spazio e quasi involontariamente una mano le scivolò nella prossimità tra le gambe, nascoste da un banchetto le aprì leggermente lasciando che la mano passando sotto la gonna rosa si fermasse sulle mutandine di pizzo bianco e con un dito lentamente iniziò a strofinarle lungo il solco della vagina; improvvisamente lo sguardo dell’uomo fisso il banchetto posto davanti alle gambe della ragazza e come se non fosse un ostacolo per la sua vista, guardò lo spettacolo e le sorrise soddisfatto. Come aveva mai potuto lei così sobria lasciarsi trasportare così? Pose fine al gioco delle dita, s’ impose di mantenere una certa dignità e si concentrò sulla predica. Durò poco, anzi pochissimo, di nuovo lo sguardo andò verso di lui che adesso guardava lei con lo stesso fervore con cui prima guardava il Cristo, di nuovo sentì la mano muoversi, si fermò restò immobile e trattenne il fiato, sperava che sarebbe scomparso così com’era apparso. Non successe. Doveva sottrarsi a quello sguardo, venne il momento di cantare di nuovo, ma sentiva il peso di quegli occhi, la messa finì, corse via senza voltarsi indietro, ricordava di essersi lasciata andare così solo un’altra volta e non voleva ripetersi. Erano passate diverse ore e nella sua testa c’erano solo le sensazioni che vi aveva lasciato Lui, voleva rivederlo senza nemmeno che se n’era accorta stava tornando verso la chiesa; trovò che era chiusa, ma lei conosceva una seconda via d’accesso, la porta della sagrestana, così entrò, era buio e c’era un’aria tetra. Andò in sagrestia si ricordava di aver visto lì gli interruttori delle luci, avanzò tentoni tastando il muro a caso nell’oscurità e riuscì a trovare il pulsante accese e lo vide. La sagrestia era una grande stanza squadrata con il soffitto altissimo dal quale pendeva un orrido lampadario, come mobilio c’era solo un armadio contenente le vesti da prete e un gran tavolo ovale, era all’estremità di questo tavolo che su di una sedia sedeva l’Uomo. Lei lo fissò incredula, non sembrava neppure umano, era come essere al cospetto di una nobile d’antica famiglia, di quei casati sconosciuti dei film d’orrore dove si vede il conte seduto a capotavola su un trono in una stanza buia illuminata dai fulmini. Lui, come se leggesse i suoi pensieri, s’alzò e le fece un piccolo inchino poi s’avvicino e le prese la mano come se volesse baciarla, ma annusò il dito colpevole, lei ebbe la certezza a suoi dubbi: l’aveva vista, ma come? Sfilò la mano dalla stretta e provò ad andare via, ma continuava a sentire i suoi occhi su di lei, si fermò, era quello che aveva aspettato: quando guardava dal coro in cerca d’occhi vogliosi cercava i suoi e ora si sottraeva al suo destino, si girò lui era lì fermo e la fissava. M. era stranita, si sedette sulla tavola e si rilassò ormai era tutto scritto non aveva senso opporsi. Lui la guardava, sapeva quale sarebbe stata la fine, era sempre la stessa, fu preso da una strana malinconia, la squadrò di nuovo, aveva le calze marrone scuro, la gonna rosa e la maglia bianca, stava sul tavolo con la faccia riposata di chi sa che di aver perso nello stesso istante in cui ha partecipato. Lei lo vide avvicinarsi, poi con delicatezza le aprì le gambe e sfilò via le mutande, sentirsi mettere la lingua sulla figa calda era una sensazione unica nel suo genere, lei non era più vergine, era successo quella unica volta in cui aveva perso il controllo, ma era stato un attimo sotto il portone di casa in piena notte non si era nemmeno resa conto subito di cosa aveva fatto, ma ora era diverso sapeva cosa faceva e lo voleva; il piacere che le stava dando il conte interruppe il filo dei suoi pensieri, avvertiva chiaramente la saliva che si spandeva sul suo sesso e non si rese neanche conto di essere così bagnata, e per la terza volta quel giorno la sua mano scivolò verso la vagina e si toccò aiutando l’amante ebbe così il primo orgasmo con il volto rosso dal piacere e un dito dentro. M. si lasciò cadere con la schiena sul tavolo e girò la testa in un lato per un istante i loro sguardi s’incontrarono, lui le sollevò le gambe tenendole unite per le caviglie in modo da avere il “bersaglio” ben definito tra le linee delle cosce cosi la penetrò, e ancora e ancora, un urlo le sfuggì, quando i loro corpi si fusero insieme, lui le lasciò le caviglie per far ricadere le gambe sul tavolo e per vedere il suo volto, lei si era girata, ora fissava il soffitto e si era portata il pollice alla base dei denti superiori sui quali faceva una pressione ad ogni entrata e accompagnava il gesto con un gemito, poi iniziò a grattare il legno del tavolo con le unghie d’entrambe le mani, mentre inarcava la schiena ad ogni colpo e urlava di piacere quasi con le lacrime agli occhi, venne prima di lui. L’amante si staccò, mentre lei fissava ancora il soffitto, aveva lo sguardo perso. Lui la sollevò, apparentemente senza sforzo, e la girò di spalle tirandola verso la fine del tavolo in modo che andasse a formare un angolo retto nel cui vertice c’era il suo culo, poi passò all’azione, s’inumidì un dito con la saliva e lo mise nel buco del culo, ma la ragazza non reagiva come se fosse in catalessi, allora le mise dentro il cazzo, lei urlò, un misto di piacere e dolore, ma lui continuò nessuno li avrebbe potuti sentire, ormai lei era ad un passo dal paradiso nella sua testa non aveva niente solo mille suoni e un’esplosione di colori, sentiva il cazzo che le entrava usciva dal culo e le piaceva, tutto quello che aveva fatto le piaceva lanciò un ultimo urlò poi lui uscì e si lasciò cadere su una sedia, mentre lei, spossata, s’inginocchiò a terra con un gomito sulla sua gamba. Si fissarono per un secondo che durò un’eternità, lui lesse la soddisfazione che le aveva dato, lei vide una sorta di tristezza, di rifiuto dell’uomo verso tutto il resto del mondo, poi lui le prese la testa e provò ad infilarle il cazzo in bocca, lei non capì le intenzioni dell’amante così lasciò che le strofinasse la cappella sulle labbra un paio di volte prima di aprire la bocca e lentamente iniziare a succhiarlo cominciò poi a farlo entrare e uscire piano mentre con una mano ne teneva l’estremità per un po’ finché non sentì la bocca piena di sperma che ingoiò quasi involontariamente, rimase per un paio di minuti ferma col cazzo in bocca, si sentiva completa poi in lampo tutto quello che aveva fatto le passò davanti agli occhi, scoppiò in lacrime picchiò con i pugni il petto dell’amante: < È TUTTA COLPA TUA! > Urlò, lui bisbigliandogli all’orecchio con una voce che sembrava venisse da molto lontana disse <> lei gli diede uno schiaffo poi corse via, lontana, aveva detto la verità era questa la cosa più fastidiosa. Lui prese le mutandine di pizzo bianco che lei aveva scordato poi spense la luce e fu inghiottito dall’oscurità.

venerdì 15 febbraio 2008

Silenzio

Di tutte le parole che ci siamo detti
I sospiri, le frasi d’amore,
Scambiate in momenti intimi
Tra baci, carezze ed urla
Di sublime piacere

Solo il silenzio…

Oltre i confini dei mondi
Oltre i limiti della conoscenza
Oltre il sonno dimenticato dei morti

Solo il silenzio rimane.

giovedì 14 febbraio 2008

Sbaglio

Saprò rispondere al colpo
che il destino, ancora una volta,
con fredda violenza mi ha inferto.
Nascosto da un muro immaginario
creato da delusioni, irrisorie illusioni,
pianti celati e anche risate c’è...
c’è un cuore che batte.

Cuore che troppe volte,
scambiando pietà per amore
e di nuovo amore per gioco
quando se lo è cercato
quando non era voluto
ha sempre sbagliato.

Amare è sbagliare?
Amo sbagliare.

mercoledì 13 febbraio 2008

Attimo

Scorre il tempo
di un istante passato
un attimo insieme,
temuto e sperato.

Di questo ricordo,
che urla straziante,
non rimane che un sordo
pensiero vagante.

Ora ridi con lui,
ingenua ferocia
con le lacrime agli occhi
mi copro la faccia.

In quel istante ho capito
come funzionava la storia
io ero triste,
tu eri troia!

martedì 12 febbraio 2008

Stanzino

Chi non crede all’amore a prima vista crederà ancor meno ad un’attrazione fisica così smodata da portare una ragazza a concedersi ad uno sconosciuto. Lei era ragazza normale, aveva i capelli biondo scuro portati lunghi fino all’altezza delle spalle, gli occhi erano particolarmente grandi. Il fisico non era niente di particolare: aveva un bel seno,ma il sedere era maltenuto.

Non era certo una ragazza nata ieri, aveva già avuto diversi rapporti e storie più o meno lunghe, ma continuava ad avere un senso d’insoddisfazione.

Quel giorno aveva deciso di farsi aiutare a studiare da un’amica, la cui famiglia aveva un piccolo ristorante. Arrivata notò lui, era in visita come lei, ma si trovava a suo agio era come se il locale fosse casa sua; era vestito in modo strano, aveva soltanto una lunga giacca di pelle nera e il torso scolpito scoperto, i pantaloni erano in tinta, ma quello che la colpì era il volto del ragazzo: aveva una fisionomia conosciuta, come se fosse un suo amico da sempre, ma visto per la prima volta; il suo volto assomigliava incredibilmente a quella degli angeli, che spesso si vedono nei quadri, ma negli occhi gli si leggeva una presunzione unica e soprattutto c’era una sorta di tristezza come se piangesse quello che il destino aveva scritto per lui. Nella sua testa c'era un uragano di pensiero, ma in quel turbine di pensieri uno brillò più degli altri: DOVEVA POSSEDERE QUEL ANGELO PRESUNTUOSO, immediatamente la confusione nella sua testa divenne un ordinato piano per raggiungere il suo obbiettivo: si diresse verso di lui e gli chiese della sua amica, poi domandò dove poter posare il giubbotto e lui da buon cavaliere la accompagnò allo stanzino dove solitamente si ritiravano a studiare le due compagne, questo era un piccolo ripostiglio dove erano sistemati una sedia di quelle con lo schienale ripiegabile fatta di spugna e una rappezzata stoffa verde ed un tavolo, che quella sera mancava. Lui aprì la porta ed entrò per primo, accese la luce, sfilò delicatamente il cappotto della ragazza e lo ripose sugli attaccapanni fu allora che notò come era vestita: aveva degli stivaletti a punta beige, una minigonna di pelle scamosciata e la maglietta in tinta, dopo averla squadrata per un momento l’angelo fece per uscire, ma lei lo spinse facendolo cadere seduto sulla sedia, poi si mosse verso di lui ed arrivata vicino alzò una gamba su un bracciolo mostrando in questo modo il perizoma fatto di simil-cuoio, che nel seguire il movimento della gamba si era stretto alla base della figa lasciando intravedere i margini delle labbra, lui per tutta risposta si avvicinò a quel lembo di pelle scoperto e iniziò a leccarlo delicatamente. La ragazza chiuse gli occhi e assaporò tutto il piacere che l’era dato, lui le sfilò il perizoma e vide che la parte posteriore era composta di una piccola catena, questo lo incuriosì molto, voleva scoprire i limiti della sua perversione; lei sentì la lingua che si muoveva vicino al clitoride che appena le fu sfiorato le fece emettere un gemito; i suoi rapporti erano stati pochi e tutti con lo stesso uomo, rozzo e poco dotato, che spesso evitava i preliminari, l’angelo la stava portando verso il posto proibito del giardino dell’eden, intanto lui continuava il suo gioco, era come se disegnasse lentamente le lettere dell’alfabeto con la lingua e ad ogni lettera corrispondeva uno spasmo di piacere che accoglieva, cercava di resistere per prolungare quelle sensazioni, ma presto la bocca del ragazzo fu piena dei suoi umori. Era venuta. Ora la posizione in cui si trovavano non era delle migliori, lei aveva ancora la gamba sul bracciolo, lui aveva la testa fra le sue gambe, quindi l’angelo le alzò altra gamba sedendola su di lui in modo che la figa si trovasse pressappoco sulle sue ginocchia in modo da averla aperta davanti e appena avesse voluto la poteva penetrare; poi continuò il suo gioco perverso infilò lentamente un dito nel sesso della ragazza poi la baciò passionalmente in bocca, lei sentì il sapore dei suoi umori, le loro lingue si strofinarono per diverso tempo e per tutto questo periodo il dito continuava ad entrare e uscire portando la ragazza sempre più vicina al paradiso, poi iniziò a palparle le tette le tolse la maglietta e sia con le mani sia con la bocca massaggio seni e capezzoli stringendo e mordendo, ad ogni movimento delle sue mani lei si strofinava avanti e indietro sul pantalone e ad ogni strusciata aumentava la voglia di averlo dentro, così di scatto mosse convulsamente le mani sulla cerniera del pantalone e strinse il cazzo con entrambe le mani tirandolo fuori poi si alzò sulle ginocchia e scendendo piano e sistemando il membro dell’amante si sedette facendosi penetrare, sentì una sensazione di pienezza e la sua voglia aumentò. Cominciò con una serie di colpi secchi, andava su e giù in modo ritmico, poi aggiunse un movimento in avanti e uno indietro, intanto lui si era steso e aveva lasciato che lei lo dominasse a suo piacere, il volto della ragazza esprimeva tutto il piacere che provava, aveva gli occhi socchiusi la testa buttata all’indietro e di tanto in tanto il suo corpo era scosso da un brivido, il tutto aveva come colonna sonora una serie di gemiti che lei tratteneva a stento. Vennero insieme, abbracciati. La ragazza si sollevò piano e scese dalla sedia, erano passati pochi secondi dall’orgasmo e già vedeva tornare l’eccitazione al suo amante, allora s’inginocchiò e prese il cazzo in bocca lo leccò piano tutto, giocherellò con la lingua sul lembo di pelle vicino la cappella, poi se lo mise tutto dentro e lo succhiò ingoiando lo sperma con cui le inondò la bocca, poi si risistemò e girandosi per riprendere il perizoma si piegò ad angolo retto offrendo il culo all’angelo, in quel momento sentì le mani cingerle la vita e il cazzo che s’infilava sinuoso nel buco, si sentì una troia, ma guardando la faccia dell’angelo capì di non essere mai stata così casta, mai fino ad oggi aveva visto la maestosità nella sua massima espressione, capì di essere stata una troia, quando, non potendo avere il massimo, si era gettata su uno qualsiasi lasciando il suo corpo a chi non sapeva usarlo, capì di essere stata una troia, quando al buio si stuzzicava con le dita pensando ad un ragazzo che non poteva essere suo, ma ora era diverso, ora aveva assaporato il sesso, quello vero, quello che alcune persone aspettano tutta la vita e non trovano mai, si staccò da lui e si rivestì, non lo aveva lasciato finire, si girò e gli tirò il perizoma, non sarebbe più stata la stessa, “ho provato il cazzo di un arcangelo” pensò e scappò via piangendo.


Vergine

Lei è una studentessa di circa un metro e sessanta i suoi capelli marroni ricadevano a boccoli a pochi centimetri dalla sua vita. Il suo viso è dolce e molto espressivo gli occhi castani rispecchiano la sua anima gentile e il sorriso accennato sulle sue labbra accentuano queste caratteristiche del suo essere. Il suo corpo è proporzionato: il seno prosperoso, rassodato dalle molte ore d’allenamento alla danza; le sue mani sono piccole posseggono una loro particolare grazia; la vita e carnosa piacevole da abbracciare; il suo culo è ben fatto: le natiche sono perfettamente definite e sode, sotto un qualunque sforzo si possono percepire i tendini tendersi per tirare verso l’alto quel attraente oggetto di seduzione alla cui base si può intravedere, o meglio immaginare, la leggera protuberanza della sua figa, che nel culmine della sua eccitazione invade quella parte con il suo dolce nettare per apportare sulla faccia infantile un intenso rossore, per via della danza non aveva peli sul pube, il che rendeva il complesso ancora più puerile.

Per lei accadde tutto in fretta, anzi quasi in modo inevitabile, era una fresca mattina d’autunno e presso una scuola in un paese affacciato sul mare si teneva una sorta di festa durante la quale gli alunni cantavano e ballavano; lei aveva una parte nella coreografia, tutto era tranquillo e lo spettacolo andava per il meglio, così voltandosi verso il pubblico vide un uomo, come incantata cominciò a fissarlo era una persona a lei conosciuta, anche se non l’aveva mai visto prima, fisicamente era ben fatto magro con il fisico definito aveva i capelli lunghi, neri, lisci, indossava una giacca di pelle che gli arrivava fino alle ginocchia il busto era scoperto lasciando intravedere il torace scolpito, i suoi pantaloni erano neri come la giacca; nel suo viso c’era qualcosa che conosceva, sapeva di averlo già visto, ma non ricordava assolutamente niente di lui, nel suo sguardo c’era un non so che di misterioso e se lo fissavi negli occhi non potevi fare altro che distoglierli, così quello sguardo la fece cadere. Riuscì giusto a realizzare di essere caduta che sentì due forti braccia alzarla e si accorse appena di non riuscire a muovere una caviglia, quando guardò il suo soccorritore riconobbe l’uomo che stava fissando, si accorse che lo spettacolo continuava e il pubblico era preso dalla coreografia, mentre il suo soccorritore la trasportava verso gli spogliatoi. Così, mentre era sballottata verso il riposo, la sua mano sfiorò il membro del salvatore, che naturalmente divenne duro tra le sue inesperte dita, cercò una via di fuga a quella vergogna, ma la posizione le impediva qualsiasi movimento, ma incrociando lo sguardo del suo dimenticato amico vide un’espressione che non avrebbe mai più scordato: c’era una luce sconosciuta nei suoi occhi, che nell’inesperienza, scambiò per amore, ma solo più tardi capì che era voglia di possederla, e per un po’ dimenticò la locazione della sua mano, lasciandolo fare, quando in un cambio di posizione iniziò a palpeggiarle le tette sode, e reagì solo con un gemito, quando le sue dita iniziarono a scivolare verso la vagina, il viaggio fino allo spogliatoio fu combattuto fra sogno e realtà, le sensazioni che provava erano di una gamma sconosciuta alla nostra vergine, nella sua testa si stava combattendo una sorta di battaglia tra il bene e il male, da una parte sentiva il buon senso incitarla ad andare via, ma ben più forte sentiva il desiderio, il desiderio di farsi prendere, di protendere quelle sensazioni per sempre, affogare in un abisso di piacere fin quando la prestanza del suo amante lo permettesse. Quasi non capì che erano ormai arrivati nello spogliatoio, ma capì che la sua guerra interiore era stata vinta dal desiderio, quando restò immobile a guardare le mani del suo compagno toglierle lentamente il pantalone e la sua faccia si tinse del rosso della vergogna, quando, tolte le mutande, vide che si era bagnata; spesso, sola nella sua stanza buia, infilava delicatamente un dito nel suo sesso per riprodurre il piacere che solo un uomo poteva darle, ma ora era diverso, a stento riuscì a trattenere un urlo di piacere quando sentì la lingua del salvatore insinuarsi sinuosa nella sua figa; lui alzò lo sguardo verso di lei e, come se fosse preso da uno scrupolo di coscienza tentò di tirarsi indietro, ma la mano decisa della verginella vogliosa spinse di nuovo la sua testa verso di lei, così lei si rese conto di aspettare quel momento, ma questo non le impedì di tingere ancora il suo volto di un pudico rossore, così seduta con le gambe divaricate su di una panca aspettava con impazienza che il soccorritore la prendesse, poi ebbe un lampo, un'idea, così prese l’iniziativa e allontanato il suo amante si inginocchiò a terra ed armeggiando sulla lampo riuscì a tirare fuori il cazzo del compagno, così prendendolo delicatamente con le piccole dita ne leccò l’estremità, avvertì un brivido di piacere nel corpo dell’uomo così si mise lentamente tutto il membro in bocca, non aveva la minima idea di come trattare quel coso, iniziò a succhiare mentre la lingua giocava nella piccola fessura sull’estremità, restò sorpresa quando con uno scatto le sfilò il pene dalla bocca per poi inondare il suo viso con il caldo sperma; lei era presa in un turbine di nuove sensazione quando sentì le forti braccia che l’avevano trasportata sollevarla mantenendola per natiche sode e sentì il contatto della sua schiena con la fredda parete, il freddo e l’eccitazione fecero indurire i suoi capezzoli e la ballerina provò la necessità si liberare il seno da quella gabbia cosi si tolse la maglietta e il reggiseno offrendo al suo amante il prosperoso seno, lui le iniziò a succhiare le tette per poi mordergli i capezzoli provocandole dolore e piacere simultaneamente, il soccorritore rimase a fissare l’espressione della vergine mentre fissava stranita il pene che poco per volta penetrava nella sua figa, lei sentiva che nella sua avanzata le portava via qualcosa che non poteva esserle restituita e alla vista della completa penetrazione le sfuggì un urlo di sublime piacere, involontariamente strinse con le gambe la vita del suo amante che ora la sorreggeva mantenendole il culo e stringendole le natiche mentre lei appoggiata al muro inarcava il busto ad ogni penetrazione accompagnando il gesto con un leggero gemito che lasciava intuire il piacere che provava. Le sue mani stringevano con forza le spalle del salvatore, mentre lui con un’espressione compiaciuta continuava a penetrarla; i due si strinsero con foga fin quando nella testa della verginella non ci fu altro che una miriade di colori e suoni. Fu dopo il suo orgasmo che si pentì di aver accettato di scopare senza pensarci. Lui la mise delicatamente a terra dopodiché la spinse sulla panca in modo che lei offrisse il suo stretto buco del culo all’amante che iniziò a leccarla prima sulla schiena, poi le natiche, mentre con un dito stuzzicava la figa ancora bagnata, infine iniziò ad infilarle la lingua un po’ nella vagina e un po’ nel culo, lei era all’apice della goduria, quando lui, inginocchiatosi dietro di lei sulla panca, le infilò lentamente il glande nell’ano, quella penetrazione le faceva così male che involontariamente le lacrime iniziarono a scorrere copiose sulle sue guance e gemiti soffocati di dolore e piacere facevano da colonna sonora a quel momento, ma era una cosa che le piaceva da matti sentire quel cazzo duro che lentamente la sfondava percepire il respiro stanco del suo amante, mentre cercava di darle piacere, ogni millimetro che il cazzo guadagnava entrandole nel culo era per lei un dolore inimmaginabile, però continuava ad incitare il compagno spingendo il busto verso dietro, dopo che la prima volta le altre furono meno dolorose, ma le lacrime continuavano a rigare il suo volto arrossato dall’eccitazione e dalla vergogna, appena lui raggiunse l’orgasmo tirò via il cazzo per venire sulla figa ormai sverginata della compagna. Il loro amore fu interrotto dalla fine della musica che preannunciava l’arrivo delle altre ballerine così lei, preso un fazzolettino, si ripulì dello sperma presente fra le sue natiche, intorno alla figa e sul viso, poi fece per rimettersi le mutandine, bianche merlettate, quando lui la fermò e presosi le mutande le disse:

"Questo sarà il nostro segreto e terrò le tue mutandine come ricordo della mia timida vergine!"

domenica 10 febbraio 2008

Sognare

...Non c’è sonno nella notte di chi sa
che dormendo non è certo di sognarla...
Il tempo lava via ogni ferita,
Ma alcune lasciano dei segni
che si trasformano in pensieri
Quando nella notte di un cuore solo
più si sente la solitudine.

A che serve dormire se non puoi scegliere cosa sognare?

Amami...la preghiera mi nacque dal cuore la prima volta che la vidi. Non sapevo niente di lei. C'era una stanza intorno a me, mille volti senza un nome, mille voci, mille luci, ero stordito da quel posto . Mi sentivo del tutto fuori posto, avrei voluto scappare, correre via per strada dove il sole non potesse illuminarmi, addentrarmi nella fitta trama di strade senza meta; vagare, vagare come vaga per lo spazio una cometa, fino a diventare una sola cosa con le mure dipinte da artisti incompresi, fino ad essere parte della spazzatura che riempe gli angoli, fino a far parte della composizione stessa dell'aria. Invece rimasi lì a fissarti. A guardare come ti muovevi, come eri a tuo agio, parlavi camminavi, senza indugi, senza paure.

Amami...cercavo, fissandoti di farti venire verso di me, incrociavo il tuo sguardo ogni volta che fosse libero da quello degli altri; mi cercavo nei tuoi occhi sperando che mi rispecchiassero nel cuore. Dei tuoi occhi hanno invidia le stelle.

Amami...palpitavo ad ogni parola che tu dicevi, credendo di sentirti chiamare il mio nome, di sentirti dire , io ci sarei rimasto per sempre. Volevo sentirti dire ti amo mi sarebbe bastato quello e niente altro di te. Per un attimo avrei capito la distanza da inferno e paradiso, l'avrei coperta in volo sulle tue parole.

Amami...seguivo ogni tuo passo, pregando che ti portasse verso il mio angolo, verso di me, come se fossi una falena attratta da una luce invisibile. Ogni passo più vicino a me. Ancora, ancora, ma una voce ti fermava ti chiamava in un altro posto e ti allontanava da me. Voci senza volto, siate maledette per ogni millimetro che la strappate da me.

Amami...siamo l'uno di fronte all'altro. Il bacio fu lungo e inteso sentivo il sapore di te che diventava mio, attimo dopo attimo mi riempivo di te, volevo baciarti fino a toglierti l'aria dai polmoni, avrei voluti ucciderti, amarti, averti, lasciarti. Eravamo il notturno degli amanti, i nostri corpi che si sfioravano emettevano le note di un aria divina. Dio stesso ha invidiato il nostro amore , lui che lo ha creato non può provarlo come noi. Ne soffra e lo invidi allora. Siamo uniti per sempre in questa notte. In questa sola notte.

I SOGNI ALL'ALBA SPARISCONO!

(che senso ha dormire se non si può scegliere cosa sognare?)

giovedì 7 febbraio 2008

Per un amore impossibile

Immagina la mia felicità nel vederti lì ferma sull’uscio di quella porta, bellissima, del resto lo sei sempre stata dalla prima volta che ti vidi, anche se pensavo fossero state le lacrime a renderti così affascinante, fissavi lui allora come fissi me adesso, mi innamorai di te come nessuno uomo avrebbe mai potuto. Ma forse non sai che sono stato un codardo, in mille e mille occasione ho avuto modo di essere tuo, ma ogni volta qualcosa mi fermava. Molte altre volte ti vidi a volte per sbaglio altre volte cercandoti in quei posti che sei solita frequentare, facendomi cattiva reputazione a gli occhi di chi mi vedeva contemplarti in tutte le tue forme aggraziate e perfette. Sempre più spesso negli ultimi anni mi avvicinavo a te, ma restavo a guardare senza avere la forza di fare il passo decisivo, cerca di capirmi, io avevo la mia famiglia, i miei amici, la mia vita, ed era questa il problema: la mia vita mi impediva di stare con te. Ma oggi è stato diverso, hai visto? Hai mai avuto un corteggiatore? Sicuramente. Non potresti essere così bella senza nessuno che ti desidera, che ti anela ad ogni respiro. Oggi non ho pensato a me, sono stato tutto tuo con ogni fibra nel mio essere. Ti ho seguito tutto il giorno nel tuo lavoro la tua espressione ferma e minuziosa mentre termini la tua opera. Ogni tuo intervento è una piccola opera d’arte, niente è lasciato al caso: ti avvicini piano e suadente a chi ti aspetta, tutti al tuo arrivo tremano o piangono, sono pochi quelli attendono già pronti i più li prendi alla sprovvista, ma non casualmente, gli sussurri all’orecchio e si innamorano di te. Nessuno può resistere alla dolce promessa che gli fai. Poi ti vedo andare via con loro ogni volta con una persona diversa, del resto con te tutti hanno una sola occasione giusto?
Io ho usato la mia stasera quando ti ho visto uscire dal quel piccolo giardino paradisiaco dove tutti riposano in pace e sotto un alto cipresso ti ho preso al volo e stretta forte. Se sapevo che non fosse mai stato possibile avrei pensato che il cuore mi sarebbe scoppiato, invece qualcuno ci ha staccati, ha diviso il nostro abbraccio eterno.
Ma tu hai capito il mio amore e non mi hai abbandonato. Ora che sei vicino a me vorrei baciare le tue mani che staccano i tubi che mi ridanno il sangue che ho versato per te. Vorrei carezzarti il viso mentre mi baci e porti via l’aria dai miei polmoni, vorrei alleviarti dal fardello della falce che recide il debole legame che ha la mia anima al corpo, ma ora so che è finita ti abbraccio di nuovo e stavolta nessuno ci dividerà. Quasi rido a vedere le facce distrutte dal pianto dei parenti al mio capezzale, vorrei urlare: "Non piangete io sto con il mio amore e nessuno ci dividerà mai, Io che sono stato vita ho sempre amato la Morte!"

Perdono

...Luce che sfuma nella notte...
I tuoi occhi mi avevano incantato.
...Uno scintillio tra le ombre...
Mi avevi trattenuto con le parole.
..."Perdona tuo fratello sette volte sette"...
Io ti ho sempre perdonata.
...Ferro freddo nel corpo caldo...
Da ogni peccato ti ho asssolto.

Preludio

Non ho belle parole, ne argomenti convincenti, per concentrare il vostro sguardo su questo blog. Magari c'è da chiedersi perché voglia aprire questa pagina web, ma ho una insana voglia di condividere con voi i miei scritti. C'è un aforisma che recita: "a 20 anni si prova la poesia ed a 40 si pensa che bisognava perseverare", ho pensato che non voglio rimorsi del genere quindi se c'è un modo per divulgare le mie opere lo metto in atto. Lascio a voi la gioia di distruggere i miei sogni con critiche e commenti....