martedì 12 febbraio 2008

Vergine

Lei è una studentessa di circa un metro e sessanta i suoi capelli marroni ricadevano a boccoli a pochi centimetri dalla sua vita. Il suo viso è dolce e molto espressivo gli occhi castani rispecchiano la sua anima gentile e il sorriso accennato sulle sue labbra accentuano queste caratteristiche del suo essere. Il suo corpo è proporzionato: il seno prosperoso, rassodato dalle molte ore d’allenamento alla danza; le sue mani sono piccole posseggono una loro particolare grazia; la vita e carnosa piacevole da abbracciare; il suo culo è ben fatto: le natiche sono perfettamente definite e sode, sotto un qualunque sforzo si possono percepire i tendini tendersi per tirare verso l’alto quel attraente oggetto di seduzione alla cui base si può intravedere, o meglio immaginare, la leggera protuberanza della sua figa, che nel culmine della sua eccitazione invade quella parte con il suo dolce nettare per apportare sulla faccia infantile un intenso rossore, per via della danza non aveva peli sul pube, il che rendeva il complesso ancora più puerile.

Per lei accadde tutto in fretta, anzi quasi in modo inevitabile, era una fresca mattina d’autunno e presso una scuola in un paese affacciato sul mare si teneva una sorta di festa durante la quale gli alunni cantavano e ballavano; lei aveva una parte nella coreografia, tutto era tranquillo e lo spettacolo andava per il meglio, così voltandosi verso il pubblico vide un uomo, come incantata cominciò a fissarlo era una persona a lei conosciuta, anche se non l’aveva mai visto prima, fisicamente era ben fatto magro con il fisico definito aveva i capelli lunghi, neri, lisci, indossava una giacca di pelle che gli arrivava fino alle ginocchia il busto era scoperto lasciando intravedere il torace scolpito, i suoi pantaloni erano neri come la giacca; nel suo viso c’era qualcosa che conosceva, sapeva di averlo già visto, ma non ricordava assolutamente niente di lui, nel suo sguardo c’era un non so che di misterioso e se lo fissavi negli occhi non potevi fare altro che distoglierli, così quello sguardo la fece cadere. Riuscì giusto a realizzare di essere caduta che sentì due forti braccia alzarla e si accorse appena di non riuscire a muovere una caviglia, quando guardò il suo soccorritore riconobbe l’uomo che stava fissando, si accorse che lo spettacolo continuava e il pubblico era preso dalla coreografia, mentre il suo soccorritore la trasportava verso gli spogliatoi. Così, mentre era sballottata verso il riposo, la sua mano sfiorò il membro del salvatore, che naturalmente divenne duro tra le sue inesperte dita, cercò una via di fuga a quella vergogna, ma la posizione le impediva qualsiasi movimento, ma incrociando lo sguardo del suo dimenticato amico vide un’espressione che non avrebbe mai più scordato: c’era una luce sconosciuta nei suoi occhi, che nell’inesperienza, scambiò per amore, ma solo più tardi capì che era voglia di possederla, e per un po’ dimenticò la locazione della sua mano, lasciandolo fare, quando in un cambio di posizione iniziò a palpeggiarle le tette sode, e reagì solo con un gemito, quando le sue dita iniziarono a scivolare verso la vagina, il viaggio fino allo spogliatoio fu combattuto fra sogno e realtà, le sensazioni che provava erano di una gamma sconosciuta alla nostra vergine, nella sua testa si stava combattendo una sorta di battaglia tra il bene e il male, da una parte sentiva il buon senso incitarla ad andare via, ma ben più forte sentiva il desiderio, il desiderio di farsi prendere, di protendere quelle sensazioni per sempre, affogare in un abisso di piacere fin quando la prestanza del suo amante lo permettesse. Quasi non capì che erano ormai arrivati nello spogliatoio, ma capì che la sua guerra interiore era stata vinta dal desiderio, quando restò immobile a guardare le mani del suo compagno toglierle lentamente il pantalone e la sua faccia si tinse del rosso della vergogna, quando, tolte le mutande, vide che si era bagnata; spesso, sola nella sua stanza buia, infilava delicatamente un dito nel suo sesso per riprodurre il piacere che solo un uomo poteva darle, ma ora era diverso, a stento riuscì a trattenere un urlo di piacere quando sentì la lingua del salvatore insinuarsi sinuosa nella sua figa; lui alzò lo sguardo verso di lei e, come se fosse preso da uno scrupolo di coscienza tentò di tirarsi indietro, ma la mano decisa della verginella vogliosa spinse di nuovo la sua testa verso di lei, così lei si rese conto di aspettare quel momento, ma questo non le impedì di tingere ancora il suo volto di un pudico rossore, così seduta con le gambe divaricate su di una panca aspettava con impazienza che il soccorritore la prendesse, poi ebbe un lampo, un'idea, così prese l’iniziativa e allontanato il suo amante si inginocchiò a terra ed armeggiando sulla lampo riuscì a tirare fuori il cazzo del compagno, così prendendolo delicatamente con le piccole dita ne leccò l’estremità, avvertì un brivido di piacere nel corpo dell’uomo così si mise lentamente tutto il membro in bocca, non aveva la minima idea di come trattare quel coso, iniziò a succhiare mentre la lingua giocava nella piccola fessura sull’estremità, restò sorpresa quando con uno scatto le sfilò il pene dalla bocca per poi inondare il suo viso con il caldo sperma; lei era presa in un turbine di nuove sensazione quando sentì le forti braccia che l’avevano trasportata sollevarla mantenendola per natiche sode e sentì il contatto della sua schiena con la fredda parete, il freddo e l’eccitazione fecero indurire i suoi capezzoli e la ballerina provò la necessità si liberare il seno da quella gabbia cosi si tolse la maglietta e il reggiseno offrendo al suo amante il prosperoso seno, lui le iniziò a succhiare le tette per poi mordergli i capezzoli provocandole dolore e piacere simultaneamente, il soccorritore rimase a fissare l’espressione della vergine mentre fissava stranita il pene che poco per volta penetrava nella sua figa, lei sentiva che nella sua avanzata le portava via qualcosa che non poteva esserle restituita e alla vista della completa penetrazione le sfuggì un urlo di sublime piacere, involontariamente strinse con le gambe la vita del suo amante che ora la sorreggeva mantenendole il culo e stringendole le natiche mentre lei appoggiata al muro inarcava il busto ad ogni penetrazione accompagnando il gesto con un leggero gemito che lasciava intuire il piacere che provava. Le sue mani stringevano con forza le spalle del salvatore, mentre lui con un’espressione compiaciuta continuava a penetrarla; i due si strinsero con foga fin quando nella testa della verginella non ci fu altro che una miriade di colori e suoni. Fu dopo il suo orgasmo che si pentì di aver accettato di scopare senza pensarci. Lui la mise delicatamente a terra dopodiché la spinse sulla panca in modo che lei offrisse il suo stretto buco del culo all’amante che iniziò a leccarla prima sulla schiena, poi le natiche, mentre con un dito stuzzicava la figa ancora bagnata, infine iniziò ad infilarle la lingua un po’ nella vagina e un po’ nel culo, lei era all’apice della goduria, quando lui, inginocchiatosi dietro di lei sulla panca, le infilò lentamente il glande nell’ano, quella penetrazione le faceva così male che involontariamente le lacrime iniziarono a scorrere copiose sulle sue guance e gemiti soffocati di dolore e piacere facevano da colonna sonora a quel momento, ma era una cosa che le piaceva da matti sentire quel cazzo duro che lentamente la sfondava percepire il respiro stanco del suo amante, mentre cercava di darle piacere, ogni millimetro che il cazzo guadagnava entrandole nel culo era per lei un dolore inimmaginabile, però continuava ad incitare il compagno spingendo il busto verso dietro, dopo che la prima volta le altre furono meno dolorose, ma le lacrime continuavano a rigare il suo volto arrossato dall’eccitazione e dalla vergogna, appena lui raggiunse l’orgasmo tirò via il cazzo per venire sulla figa ormai sverginata della compagna. Il loro amore fu interrotto dalla fine della musica che preannunciava l’arrivo delle altre ballerine così lei, preso un fazzolettino, si ripulì dello sperma presente fra le sue natiche, intorno alla figa e sul viso, poi fece per rimettersi le mutandine, bianche merlettate, quando lui la fermò e presosi le mutande le disse:

"Questo sarà il nostro segreto e terrò le tue mutandine come ricordo della mia timida vergine!"

1 commento:

Unknown ha detto...

Non amo molto le volgarità, preferisco descrivere situazioni sensuali senza cadere nell'esplicito.
Situazione intrigante...