martedì 8 luglio 2008

doppelgengar parte 2

Un altro giorno tetro, passato tra quattro squallide muro, passato tra facce ignote e spiegazioni inutili, lei non è più venuta a scuola, ha fatto un'altra settimana dopo il nostro incontro poi ha avuto una crisi di nervi ora nessuno ha più sue notizie.
L'unico raggio di sole di questa giornata è stata la professoressa, una donna sulla quarantina, molto piacente, specialmente oggi in mini bianca, camicia scollata e tanga che si intravedeva sotto la gonna. Lei poteva rendere felice qualsiasi uomo, qualsiasi...
Potrebbe rendere felici noi se solo potessi...
il suono della campanella ricaccio la voce nel suo angolo di anima, prima di uscire mi attardo a lanciare uno sguardo al banco dove c'era lei, non posso fare a meno di starci male, in fondo è colpa mia, lui è me, io sono lui...NO io non sono lui, è un mostro vive dentro di me mi spaventa; si è fatto tardi, esco dalla classe e mi incammino verso l'uscita antincendio così evito la calca che si forma all'uscita. La scala taglia per la pista di atletica passando vicino ad un aula abbandonata data la posizione scomoda da raggiungere; giunto nei pressi della vecchia stanza sento delle voci all'interno, sono incuriosito raggiungo la finestrella e mi affaccio, c'è la professoressa con la gonna tirata su e il tanga abbandonato sulla cattedra che cavalca un professore, entrambi sposati con figli hanno trovato l'amore tra i banchi? Arriva. Si fa strada a forza dentro di me.
Tiro fuori il telefonino ed inizio a riprendere la scena, sfruttando la posizione nascosta ne approfitto per filmare bene le facce e le espressioni. Poi piegando la testa verso il basso vedo la borsa della donna appoggiata su un banco vicino alla finestra, allungo le mani ed inizio a frugare all'interno mentre lui è assorto a guardare lei che lo ciuccia. Trovo quello che stavo cercando: le chiavi dell'armadietto personale della professoressa, ci sono addirittura due copie non potevo essere più fortunato, ne sfilo uno dal portachiavi e vado via. A casa mi metto a lavorare al computer, passo il video su CD e butto giù due righe dove le dico di vedere il video e di farsi trovare nell'aula dopo le lezioni. Il giorno dopo arrivo a scuola con largo anticipo ed appena aprono corro nel corridoio ed infilo pacchetto nell'armadietto. Ora lascio lo spazio all'altro mi serviranno energie per dopo.
La professoressa è evidentemente sconvolta, sembra a disagio con tutto, perfino i vestiti che ha a dosso sembravano fuori luogo, quella maglia scollata e la longuette con lo spacco molto accentuato. Non riesce a fare lezione e ci lascia prima della fine delle sue ore. La campanella sancisce la fine della giornata; oggi non vincerà ho già previsto tutto: mi butterò nella calca così arriverò all'uscita a spintoni ed una volta fuori inforcherò la moto e andrò il più lontano possibile. Mi getto tra i miei compagni che spingono e mi ritrovo vicino alla biblioteca, proprio in quell'istante il professore mi tira dentro per parlarmi del suo ultimo racconto, non volevo ascoltarlo rischiavo di perdere quella partita; pensavo di avercela fatta a uscire indenne dalla grinfie del bibliotecario e di averla fatta franca quando arriva, lo sento forte come un pugno e non riesco a contrastarlo, vince ancora una volta.
Nell'aula già mi aspetta, ma non c'è prezzo per l'espressione che fa quando mi riconosce, non si aspetta me e per un momento appare sollevata, forse pensa di potermi controllare. Appena sto a tiro del suo braccio mi molla una ceffone con tutte le sue forze, incasso il colpo senza fare un piega e continuo a muovermi verso di lei, ora ha paura, ha capito. Prova a prendermi con le parole attacca su una tiritera sul rispetto dell'autorità e delle persone più anziane. Di scatto infilo la mano nello spacco della gonna, stringe le gambe d'istinto, ma questo gesto le fa perdere l'equilibrio e la fa cadere a terra a gambe all'aria, mostrando un bel tanga bianco con un gioiello incastonato sul davanti e le autoreggenti a loro volta bianche. Tiro fuori il membro, fino ad un attimo prima lei pensava che lui volesse soldi o magari bei voti ora ha realizzato che vuole lei, mi avvicino e le piazzo il cazzo in bocca, succhia e dimostra tutta l'esperienza di una donna matura, lo sfilo un attimo prima di venire e lo faccio sulla sua faccia. Mi inginocchio davanti a lei e le pazzo la testa tra le cose scosto un po' l'intimo ed inizio a morderle il clitoride, poi la penetro di getto violentemente la sollevo da terra e la sbatto contro il muro con forza crescente, le vengo dentro; le dico che la mattina dopo l'avrei aspettata nel bagno dei docenti alle otto.
Dio sapeva che questa volta sarebbe finita male per lui ne era certo, aveva passato il segno, ero provato fisicamente e andai a casa, dormii in una tirata fino al giorno dopo, quando mi alzai capì che lui già era in possesso da un po' del suo corpo.
Lei arriva puntuale e appena varca la porta la afferro e la bacio freneticamente mentre le sbottono il jeans, mi chiede del CD, mi limito a riderle in faccia. Tiro fuori il vibratore dalla cartella e lo metto dentro dopo le richiudo il jeans. Le dico che il giocattolo ha sei ore di autonomia e che l'avrei aspettata nel parcheggio alla fine della lezione. Uscendo dal bagno la vedo, è lei. La prima vittima mi fissa dal corridoio. Faccio per avvicinarmi a lei ma il flusso di persone che va in aula mi blocca e la perdo di vista, poco importa non può darmi fastidio e se la rincrocio le faccio fare il secondo giro. Lascio a lui la noia di seguire la lezione, oramai è debole e posso prendere il controllo quando voglio.
Una giornata vissuta come un sogno, riesco a capire ogni volta che la professoressa ha un orgasmo e lei mi guarda con odio, vorrebbe uccidermi lo vedo; poi finiscono le sue ore ed io resto a tormentarmi, arriva il suono che dice che la giornata è finita. Lui ritorna preciso per finire la sua opera perversa.
Aspetto affacciato al balcone del primo piano che il parcheggio si svuoti e resti solo l'auto di lei, poi scendo e mi dirigo verso l'auto, vedo chiaramente la testa di qualcuno al posto di guida e sento lo sguardo che mi fissa attraverso lo specchietto. Si apre la portiera e scende lei, mi tira con disprezzo in faccia il vibratore, lo afferro e lo annuso, il disagio si dipinge sulla sua faccia, poi sento qualcuno che mi afferra alle spalle; per lunghi istanti mi prende il panico penso a quale supporto ha potuto chiedere per incastrarmi, poi mi parla, è lei: la prima vittima. La professoressa afferra lesta qualcosa dalla borsetta, cazzo mi punta una pistola in faccia. Sento che mi molla la presa, si porta vicino alla donna stingono insieme l'arma. Il primo colpo mi prende nello stomaco sento il cado del piombo e le forze che mi vengono meno, mi avvicino alle due killer, e in ultimo slancio provo a disarmarle, mi schivano con facilità, sento il cane del revolver che si muove, il secondo colpo mi centra fra gli occhi, riesco a lanciare il vibratore e sogghignare un attimo prima che tutte le luci si spegnessero...

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