è un'altra giornata calda/afosa d'estate, quelle giornate di caldo troppo caldo per
essere sopportato, che c'è un sole che mi toglie la voglia di fare di uscire perfino di
fottere se ne avessi l'occasione, roba che se mi trovassi una donna nuda stesa nel letto
che grida scopami mentre si tocca la fregna andrei in un'altra stanza a bermi una birra
ghiacciata; già è uno di quei giorni che l'unica compagnia che desidero è la birra e
magari quando il sole cala alla birra ci miscelo un po' gin, stappo la bottiglia e in
lunga sorsata ne vuoto mezza, afferro la bottiglia di gin e riempo il vuoto della mia
bevuta.
Il telefono mi sta straziando col suo suonare, cosa fa pensare alle persone che
risponderò al 43esimo tentativo, ritengono fortunato il 43? fa troppo caldo per
attaccare un lobo al ricevitore butto giù quello che resta della miscela, nella bottiglia
c'è uguaglianza qualcosa mi fa pensare di averla riempita a due metà esatte, mi sento
come un cupido che ha unito due anime gemelle, mi sento di avere unito l'elegante
lord gin, impeccabile inglese con la voluttuosa bionda danese finché morte non li
separi o meglio finché io non li tracanni.
Bussano alla porta. Non apro, fa caldo per ascoltare le ciarle della gente, anche se
fosse solo il saluto metallico del postino che mi chiede una firma (i postini lavorano
di sera?) non aprirei lo stesso; ascolto il tocco ritmico sulla porta e celebro il secondo
matrimonio, chissà se un inglese ha mai sposato una danese e chissà se alla fine della
cerimonia siano stati bevuti da un gigante assetato una sera di giugno.
Qualcuno badava a bussare alla porta, e ci badava di brutto martellava come se ne
dipendesse della sua vita. Ed io giustamente lo ignorai, manco sentisse le mie
intenzioni questa chicchessia meritevole testa di cazzo insiste e ci da dentro coi
fiocchi a battere, c'avesse dato giù a sbattere con qualche figa così forte ora era padre
di un esercito, una legione straniera frignante sporca di merda e latte di mamma.
Qualcuno gira la chiave nella toppa, se è di nuovo la pula sono fottuto, hanno i loro
pregiudizi su chi hanno beccato un paio di volte con la voglia di vivere addosso e la
lingua sciolta da una birra di troppo o più di una. Che cazzo penso gli sbirri la
tiravano giù a forza di calci la porta allora chi è sto rotto inculo?
Si affaccia nella stanza quella faccia da morto di Nat, il viso scavato e gli occhi rossi,
non dall'alcool come dovrebbe essere ma dal poco sonno, un uomo che oramai
convive coi suoi inferni, che sono troppo rumorosi e gli levano il sonno. Una
femmina che sola è più troia di tutta la storia millenaria del meretricio. Una famiglia
che lo tiene legato e lo incula un giorno si ed un altro pure, e lui col culo in sangue
dice grazie aspetto con ansia domani. Ora mi squadrava con lo sguardo da ebete dalla
porta fissando prima me e poi con disappunto il cimitero di bottiglie che custodivo ed
ampliavo con cura.
< Cazzo Nat entri o stai li a fissarmi tutto il giorno mi ti sei diventato frocio? >
Per tutta risposta entrò e prese posto spostando con delicatezza un paio di bottiglie di
birra da divanetto. Ne stappai due e ne porsi una a lui.
< Non bevo Vinc >
Ne scolai una tutta di un sorso come per dispetto ed iniziai l'altra con lo sguardo
severo, come un padre che mangia il piatto del figlio per fargli capire che buttare il
cibo è uno spreco.
< Nat se hai intenzione di star lì a fissarmi te ne puoi andare affanculo >
< Non ce la faccio più >
< Lo dici sette volte a settimana. Colpa di quale troia? >
< Sempre la stessa, uomo non me la riesco a togliere dalla testa >
< Lei non è tua e non lo è stata mai come fai a starci da schifo, io vorrei avere soldi
per vivere bevendo e scrivendo tutta quella merda che mi gira per testa, ma mica ci
sto male per ogni scrittore che sfonda, mi limito a pensare di voler sfondare sua
moglie e/o sorella >
Nat mi fissa per un momento disgustato.
< Vinc il mio è amore! >
lo esclama come se avesse detto un ovvietà come se stesse dicendo che se mi butto il
acqua con 100 chili sullo stomaco affondo come se avesse la presunzione di poter
spiegare amore in questa frase, mi viene voglia di sfondargli il cranio con una
bottigliata e cagarci dentro almeno potrebbe dire di aver fatto una pensata di merda.
< Uomo ti sei beccato l'unico cancro senza chemio, l'unico che quando ti accorgi di
averlo non ti dicono quanto ti resta, ma quanto ne hai già buttato> gli dissi.
< Cazzo per te ogni donna è un cancro, o qualcosa di male o un universo a parte o
qualche menata del cazzo, ne ho piene le palle di queste stronzate da poeta
interrotto.>
Avevo sinceramente voglia di prendere a calci in bocca quella checca frignante, ma,
vuoi il caldo vuoi l'alcool vuoi che tutto sommato la sua faccia di frocio mi era
simpatica, decisi di condividere con lui uno dei più grandi segreti dell'universo.
< Nat se poi vai fuori dalle palle ti dico perché tutte le storie di donne e amore
finiscono uguale.>
Ci pensa poi capisce che è un'offerta che non poteva rifiutare.
< Facci caso, io l'ho fatto, in tutti i tempi, ci sono sempre le stesse storie che ruotano
alle donne, ci sono domande a cui le donne rispondo allo stesso modo, ci cose che le
fanno incazzare come bestie, a tutte senza distinzione, come mai in certe situazioni si
comportano allo stesso modo? Hai mai provato a darti una spiegazione? Io l'ho fatto e
l'ho trovata! Ora mi devi credere, poi potrai tastare con le tue mani, ma se sei
miscredente vai via mo mo prima che ti spacco la faccia a pugni.>
Nat fu presto a rispondere:
< Continua ti prego.>
< Uomini e donne da bambini hanno il cordone ombelicale, per gli uomini e facile il
dottore lo zompa con un colpo di forbice e lo inizi a prendere nel culo; per le donne
non va così quando esci con la vagina il dottore ti taglia il cordone ombelicale e
dimentica quel filo sottile che parte dal grilletto di ogni donna ed arriva ad una figa
che sta al di sopra di tutto e che ne tempo farà di lei una donna come tutte le altre! Ti
dico che sono tutte burattini tra le labbra di questa sorca volante, la scienza lo ha
dimostrato involontariamente quando mise nella stessa stanza trenta donne e vide che
il ciclo si sincronizzava, ma non vide la soluzione esatta l'attribuì agli ormoni,
stronzate! sono gli ordini dei loro fili. Ti posso fare anche la dimostrazione opposta,
avrai visto che in rarissimi casi ci sono donne che pensano fuori dagli schemi, che
pensano da uomini, loro hanno perso il filo e guarda come sono escluse dalla
comunità, non le riconoscono, non fanno parte del branco. Poi ci sono i casi limiti
tipo quella zoccola che tu chiami donna e che dici di amare, loro hanno il filo così
duro doppio e stretto che se escono di un po' fuori dal seminato hanno dolore fisico,
quindi devono essere stronze pompose fino alla morte.>
Ora mi fissava come si guarda uno stronzo sotto una scarpa, non lo tolleravo più! Gli
spaccai la bottiglia in testa e lo portai a calci in culo fuori da casa mia e tornai a
immaginare matrimoni tra inglesi e danesi.
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