Lui era il migliore in tutto quello che faceva, in quante più cose riusciva tante più ne faceva; non era superbo non si vantava dei suoi meriti, aveva bisogno dei premi per sentirsi appagato. Sport, studio, donne, sacrficava la sua vita in cerca di sfide.
Lei era sempre stata sola, non le piaceva la compagnia, le altre persone le innervosivano, le trovava stupide ed inutili.
Ormai lui non riusciva a trovare un nuovo trofeo, una nuova sfida, vedeva tutti i suoi premi vuoti e ne voleva altri.
Stava con i suoi amici, il gruppo che tutti invidiavano, nel cortile della scuola, l'immagine di lei sola sul balcone del terzo piano lo colpì, una regina altezzosa che fissava il suo popolo di schiavi. Chiese informazioni su di lei, e gli raccontarono la sua storia di esilio e riufiuto dagli altri.
Sentì il brivido della gara, l'adrenalina per un attimo gli invase il corpo, salì di gettò le rampe di scale e si fermò al suo fianco in terrazza:
"Ciao"
Niente
"Ciao scusa stavo là in cortile ti ho visto qui sembravi sola...."
"Ciao"
"...Aspetti qualcuno?"
"No"
"Ti va qualcosa da bere?"
"No"
"Come ti chiami?"
"Non ti importa"
"Forse oggi non è giornata, ma mi rivedrai."
Per tutti i giorni seguenti la scena fu la stessa: risposte secche e monosillabi, ma più l'impresa gli sembrava impossibile più sentiva quel scintilla di vita, quella di quando stai in gara e senti che ogni passo può portarti alla vittoria che appare come un traguardo quasi divino, con uno scotto da pagare.
La prima cosa che perse furono gli amici, che non vedevano il motivo di tanto accanimento e presto si stancarono del suo estetuante interesse.
Il tempo passava e nella sua partita contro di lei lui non segnava un punto a favore, ma ebbe un'altra perdita, non aveva più il tempo per gli allenamenti sportivi e fu buttato fuori dalle squadre, ma a lui non importava voleva qualcosa di più.
Mesi di corte sfrenata di inseguimenti per strada di piccoli regali, sempre rifiutati, di ore passate nella speranza di strapparle un sorriso. Lei teneva duro e a lui la cosa piaceva più era ambito il premio più valore aveva, anche se era giunto a sacrificare lo studio, oramai il suo reddimento scolastico era pessimo, ma a lui non importava voleva qualcosa di più.
Era la fine dell'anno scolastico e lui stava nel terrazzo dove tutto era iniziato e guardava giù a quello che era stato il suo mondo e che lui aveva perso, anzi vi aveva rinunciato, una volta era il re di quel posto, ora ne era il buffone, lei si era fatta trasferire in un altra scuola, i suoi amici ridacchiavano quando lui passava, i professori aveva deciso all'unanimità di bocciarlo e nessun club sportivo lo voleva tra le sue fila, era lo zimbello di tutte le ragazze, perfino i bidelli ridevano di lui.
La sua sfida era fallita e non poteva sopportare la sconfitta, lui voleva qualcosa di più: un posto dove poter tornare a vincere.
Scavalcò il parapetto e si lasciò cadere nel cortile, tra le panche e le sue vecchie glorie.
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