Tra i banchi di scuola si imparano molte cose; oltre alle lezione diligentemente tenute dai professori ed altrettanto diligentemente ignorate, dimenticate o travisate dagli alunni.
Tra i banchi di scuola si impara l'amicizia, il tradimento, l'amore, il cameratismo, il rifiuto.
Lui era il brutto, i compagni lo accettavano nel gruppo per una sorta di carisma innato, ma restava solo, chiuso nella sua bolla e restio ad uscirne.
Lei era una secchiona, seduta nel suo primo banco, graziosa a suo modo, con affianco quella che pensava fosse la sua migliore amica, se solo avesse saputo quello che diceva in giro di lei. Le mancava la malizia per essere come le compagne, che vestivano soltanto la maschera dell'innocenza che lei invece possedeva davvero.
A lui piaceva parlare con lei,era una persona con cui poter spaziare su diversi argomenti, non le solite piatte discussioni monotematiche. Avevano molti argomenti in comune e, tutto sommato, erano in sintonia, il tempo trascorso assieme fluiva via piacevole. Così iniziò, quando la vedeva sola che si avviava verso casa, ad accompagnarla per poter scambiare due parole; con i giorni la pratica divenne un rituale che entrambi attendevano, senza accordi, come se fosse sempre una coincidenza;
Se lui si trovava all'uscita prima di lei aspirava più lentamente la sigaretta aspettando di vederla scendere la scale, se era lei ad essere in anticipo fingeva di riporre qualcosa nello zaino o controllava varie volte in telefonino, finché non lo sentiva vicino.
Il tempo del tragitto iniziò a diventare troppo poco e le conversazioni continuavano a lungo mentre erano fermi sotto al portone, con gli occhi invisibili della famiglia che li sbirciavano dai vetri. Salutarsi era sempre più difficile, spesso lui, di pomeriggio, passava in moto davanti a casa sua sperando di coglierla lì e poter restare con lei un po'; spesso lei era affacciata alla finestra sperando di poterlo vedere, chiamarlo con una scusa e restare con lui per un po'.
Le vacanze di Natale era prossime lui si trovava in libreria ed ebbe un'idea, al volo prese una copia di “Tristano ed Isotta” e fu mentre pagava che la notò, la commessa era bellissima, con gli occhi ghiaccio e i capelli rossi, restò incantato a guardarla poi scappò verso casa dove passò la notte a trovare le parole giuste da dire a lei, mentre nella testa la commessa e la sua immagine si sovrapponevano, piano la lettera prendeva forma.
Lei era in centro con le amiche quando, passando vicino ad una vetrina, vide una copia di “Romeo e Giulietta” ed ebbe un'idea, si congedò dalle amiche e corse a comprarla, poi si fermò in una caffetteria e si mise a pensare alla parole da scrivergli, fu mentre beveva il caffè che lo vide, il cameriere, alto e muscoloso, con i ricci bruni e gli occhi verdi, gli lanciò diverse occhiate, e piano la sua lettera prendeva forma.
Quando si scambiarono i pacchi quasi non ci credevano; lui fissava la busta rosa appesa alla coccarda con aria incredula; lei aveva gli occhi incollati alla busta bianca.
Le lettere era piene dei sentimenti non detti.
Le vacanze li separavano nel corpo e la lontananza sbiadiva i reciproci pensieri; Sempre più spesso lui passava in libreria sperando di incrociare gli occhi della commessa e sempre più si convinceva che gli sorridesse per più di semplice cortesia, mentre sulla sua scrivania il foglio di risposta restava bianco. Lei divenne una cliente fissa della caffetteria e di volta in volta vedeva una simpatia del cameriere nei suoi confronti che era più della semplice cortesia, mentre sulla sua scrivania il foglio di risposta restava bianco.
La scuola riprese ed un muro di imbarazzo si alzò tra loro, finirono le passeggiate, le chiacchierate, ma restarono i sentimenti che provavano l'uno per l'altro ed un foglio bianco su cui nessuno dei due aveva auto il coraggio di scrivere una scelta.
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