Camminava svelta, una passo dietro l'altro, veloci e precisi. Seguiva la strada che a sua volta costeggiava l'andare del fiume. Il vento sferzava la sua faccia, le attaccava i capelli alla faccia arrossata dal freddo, li attaccava alle labbra, si infilavano nel naso. Camminava piegata, con una mano a tenere l'orlo della gonna le si appiccicava alle gambe e l'altra a tenersi la sciarpa, con le punte sospese dietro di lei che frustavano l'aria. Il vento sollevava una miriade di foglie morte dell'autunno passato che si mescolavano alla rena della riva; dai turbini di vento si staccavano ramoscelli che di tanto in tanto la colpivano, sembravano bastonate sulla sua pelle candida e delicata, la tempesta era implacabile. Il fiume gorgogliava promesse di onde ben più grandi degli argini che lo contenevano. Aumento il passo, la stazione non era poi così lontana; le raffiche rallentavano il suo incedere, ma quasi a sfidarne la potenza i suoi passi si sveltivano. Vide formarsi veri e propri tornado in miniatura che inglobavano foglie e sabbia portandoli verso il cielo.
Guidava bene, la macchina filava veloce e la levetta del contagiri non scendeva mai al di sotto dei 120. la serata lo aveva messo di buon umore, l'alcool nella sua testa lo faceva sentire immortale. L'aerodinamicità dell'auto fendeva la resistenza del vento, come un coltello che affonda in un panetto di burro caldo. Il fiume rifletteva i suoi fanali in mille guizzi. Non c'era una anima su quella strada la sera. Il suo piede premette l'acceleratore e la macchina rispose balzando in avanti, filava nella notte e il rombo era disperso nel boato del vento. Si frugò le tasche con la mano, trovò le sigarette e lo aprì con il mento, mentre ne pinzava una ben stretta con le labbra; gettò il pacchetto sul sediolino; tastò il cruscotto per cercare l'accendisigari e lo premette con una forza esagerata.
L'uomo sulla sua sedia aspettava, guardava il vento scuotere gli alberi spogli, ascoltava il fiume gemere sotto la spinta delle raffiche e aspettava. Il fumo del suo sigaro saliva in volute grigio dense e avvolgeva nelle sue spire il lampadario. Lasciò cadere la cenere sul pavimento, contrasse la mascella e aspirò un'altra grande boccata, di nuovo lo soffiò fuori e un nuovo serpente si avvolse verso il soffitto di quella casa.
Affrontò la curva con la tecnica di un pilota, diede un leggero colpo col freno prima e poi tirò il motore a filo di gas mentre curvava lo sterzo. Il rettilineo si aprì ai suoi occhi lungo e buio. Pigiò deciso sul pedale e vide, di risposta, il contagiri salire: 130,140.
Le sembrava che quella strada non finisse mai. Le facevano male i polpacci e iniziava ad accusare una certa stanchezza. I tacchi le impedivano di andare più veloce. Alzò rapida una gamba e sfilò una scarpa. Poggiò il piede nudo sulla strada ed un brivido di freddo le risalì lungo la schiena.
Alzò l'altra gamba, in quel momento una sferzata di vento la sbilanciò, fece tre saltelli su un piede e riuscì a togliersi la scarpa. Una seconda sferzata le gettò una manciata di sabbia negli occhi, barcollò all'indietro, il suo piede trovò la fine del marciapiede e in attimo fu stesa sull'asfalto a fissare le stelle.
Il contagiri segnava 160, il fascio di luce dei suoi fari su interrotto da qualcosa che si stese sulla strada. Inchiodò. Il fischio dei freni tagliò l'aria come un ruggito. La frustata lo proiettò verso lo sterzo e di ritorno lo impattò sul poggiatesta.
Sentì un fischio nella notte e vide la sagoma di qualcosa che si stagliava in una luce elettrica puntata nei suoi occhi. La macchina la evitò scartando a destra all'ultimo istante. Sparì nell'oscurità con l'odore di copertone bruciato. Si rialzò visibilmente scossa, la caviglia e la schiena le dolevano oltre ogni modo. Montò sul marciapiede e riprese la strada con passo incerto. Davanti a lei c'era un bivio, cercò di mettere a fuoco i cartelli. Quello in salita diceva “Heaven Drive”, mentre sulla discesa c'era “Hell Avenue”. Scelse la prima. Risalendo un po' la strada una casetta le si parò davanti, aveva una finestra illuminata da una luce candida, quasi ipnotizzata andò verso la porta. Prima di potersene rendere conto aveva dato due tocchi veloci al battente. Una voce quasi familiare disse:
"avanti."
Lei esitò. Poi di nuovo:
"entri"
La luce calda la avvolse, di fronte a lei una figura maschile era seduta ad un vecchio tavolo. Le era familiare, come un vecchio zio che si rincontra dopo tanto tempo.
"siediti"
Fu quasi un ordine. Si lasciò cadere stremata su una sedia. L'uomo estrasse con calma un portasigari d'argento e ne estrasse uno e con una specie di ghigliottina in miniature lo spuntò. Il moncone cadde sul tavolo e rotolò sul pavimento.
"ho avuto un incidente..."
Silenzio di lui.
"sono caduta da un marciapiede e una macchina mi ha quasi travolta."
Niente.
"camminavo lungo il fiume e i tacchi mi davano fastidio sono piegata a togliere le scarpe una raffica di vento ha sbilanciato. Camminavo..."
l'uomo espiro una voluto di fumo denso. La casa odorava di caffè tostato e tabacco.
"sono stremata posso per cortesia riposare un po', sono..."
L'uomo tirò una boccata e si voltò verso una porta alle sue spalle.
"Pietro!Pietro!"
La voce uscì dalla sua bocca insieme al fumo. La porta si spalancò ed una luce candida la investì. Si sentì in pace con se stessa. Piano si sollevò dalla sedia e si diresse verso la porta illuminata, accompagnata da un segno di assenso dell'uomo. L'ultima cosa che vide fu il suo corpo steso sull'asfalto in una posa innaturale, una grossa macchina grigia ferma accanto a lei ed un giovane con le lacrime agli occhi, in lontananza i lampeggianti di un'autoambulanza che si avvicinava. A momenti scoppiava a ridere davanti a quella scena. Poi San Pietro spalancò il cancello e lei, sorridendo, entrò.
venerdì 16 settembre 2011
L'ultimo uomo sulla terra
L'ultimo uomo sulla terra è chiuso in una stanza. Bussano alla porta. Aspettava questo giorno, sapeva sarebbe successso e non voleva che finisse così: in silenziosilenzo. Nel buio, a lui familiare, afferrò il fucile a canne mozze; prese per bene la mira e attese. I tre tocchi, che seguirono, decisero il suo futuro.
Toc...ispirò profondamente, come gli era sta insegnato.
Toc...espirò e liberò la mente.
Toc...l'esplosione fu assordante tanto quanto fu accecante la luce; schegge di legno volarono in ogni direzione.
Distinse nettamente il tonfo del corpo che si accasciava, corse alla porta e la spalancò. Il cuore gli salì in gola portandosi dietro un conato di vomito. Il corpo martoriato di una donna giaceva a terra, lo sterno era esploso dove il proiettile l'aveva raggiunta. Nella mano stringeva ancora un foglio: la trascrizione del messaggio che lui, ogni giorno, mandava nell'etere con la sua radio ad onde lunghe. Dalla tasca le spuntava un registratore. Premette “play”, la voce della morta riempì la stanza con il suo tetro messaggio: oltre lei e l'uomo che inviava il messaggio quel maledetto pianeta era vuoto. Era davvero troppo. Mise il foglio e il registratore sul comodino, poggio il fucile sotto il mento e chiuse gli occhi.
Uno...inspirò profondamente,come gli era stato insegnato.
Due...espirò e liberò la mente.
Tre...il suono metallico del carrello che tornava a posto senza restituire la pioggia di pallettoni che si aspettava. Era rimasto senza munizioni.
L'ultimo uomo sulla terra è chiuso in una stanza. Nessuno busserà mai più alla porta.
Toc...ispirò profondamente, come gli era sta insegnato.
Toc...espirò e liberò la mente.
Toc...l'esplosione fu assordante tanto quanto fu accecante la luce; schegge di legno volarono in ogni direzione.
Distinse nettamente il tonfo del corpo che si accasciava, corse alla porta e la spalancò. Il cuore gli salì in gola portandosi dietro un conato di vomito. Il corpo martoriato di una donna giaceva a terra, lo sterno era esploso dove il proiettile l'aveva raggiunta. Nella mano stringeva ancora un foglio: la trascrizione del messaggio che lui, ogni giorno, mandava nell'etere con la sua radio ad onde lunghe. Dalla tasca le spuntava un registratore. Premette “play”, la voce della morta riempì la stanza con il suo tetro messaggio: oltre lei e l'uomo che inviava il messaggio quel maledetto pianeta era vuoto. Era davvero troppo. Mise il foglio e il registratore sul comodino, poggio il fucile sotto il mento e chiuse gli occhi.
Uno...inspirò profondamente,come gli era stato insegnato.
Due...espirò e liberò la mente.
Tre...il suono metallico del carrello che tornava a posto senza restituire la pioggia di pallettoni che si aspettava. Era rimasto senza munizioni.
L'ultimo uomo sulla terra è chiuso in una stanza. Nessuno busserà mai più alla porta.
Guarda
Sali gli occhi al cielo,
Uomo questa è la tua terra.
Senti il pulsare del tuo cuore,
alza lo sguardo al sole.
Manti di stelle tra rocce
scordate nel freddo del vuoto.
Volgi lo sguardo alle nuvole,
Nel vuoto oltre la tua pietra
non ti aspetta niente.
Sali gli occhi al cielo,
freddo come la pietra che ti
abbraccia solitaria ora.
Uomo questa è la tua terra.
Senti il pulsare del tuo cuore,
alza lo sguardo al sole.
Manti di stelle tra rocce
scordate nel freddo del vuoto.
Volgi lo sguardo alle nuvole,
Nel vuoto oltre la tua pietra
non ti aspetta niente.
Sali gli occhi al cielo,
freddo come la pietra che ti
abbraccia solitaria ora.
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