sabato 17 ottobre 2009

Avarizia

Lui era il migliore in tutto quello che faceva, in quante più cose riusciva tante più ne faceva; non era superbo non si vantava dei suoi meriti, aveva bisogno dei premi per sentirsi appagato. Sport, studio, donne, sacrficava la sua vita in cerca di sfide.
Lei era sempre stata sola, non le piaceva la compagnia, le altre persone le innervosivano, le trovava stupide ed inutili.
Ormai lui non riusciva a trovare un nuovo trofeo, una nuova sfida, vedeva tutti i suoi premi vuoti e ne voleva altri.
Stava con i suoi amici, il gruppo che tutti invidiavano, nel cortile della scuola, l'immagine di lei sola sul balcone del terzo piano lo colpì, una regina altezzosa che fissava il suo popolo di schiavi. Chiese informazioni su di lei, e gli raccontarono la sua storia di esilio e riufiuto dagli altri.
Sentì il brivido della gara, l'adrenalina per un attimo gli invase il corpo, salì di gettò le rampe di scale e si fermò al suo fianco in terrazza:
"Ciao"
Niente
"Ciao scusa stavo là in cortile ti ho visto qui sembravi sola...."
"Ciao"
"...Aspetti qualcuno?"
"No"
"Ti va qualcosa da bere?"
"No"
"Come ti chiami?"
"Non ti importa"
"Forse oggi non è giornata, ma mi rivedrai."
Per tutti i giorni seguenti la scena fu la stessa: risposte secche e monosillabi, ma più l'impresa gli sembrava impossibile più sentiva quel scintilla di vita, quella di quando stai in gara e senti che ogni passo può portarti alla vittoria che appare come un traguardo quasi divino, con uno scotto da pagare.
La prima cosa che perse furono gli amici, che non vedevano il motivo di tanto accanimento e presto si stancarono del suo estetuante interesse.
Il tempo passava e nella sua partita contro di lei lui non segnava un punto a favore, ma ebbe un'altra perdita, non aveva più il tempo per gli allenamenti sportivi e fu buttato fuori dalle squadre, ma a lui non importava voleva qualcosa di più.
Mesi di corte sfrenata di inseguimenti per strada di piccoli regali, sempre rifiutati, di ore passate nella speranza di strapparle un sorriso. Lei teneva duro e a lui la cosa piaceva più era ambito il premio più valore aveva, anche se era giunto a sacrificare lo studio, oramai il suo reddimento scolastico era pessimo, ma a lui non importava voleva qualcosa di più.
Era la fine dell'anno scolastico e lui stava nel terrazzo dove tutto era iniziato e guardava giù a quello che era stato il suo mondo e che lui aveva perso, anzi vi aveva rinunciato, una volta era il re di quel posto, ora ne era il buffone, lei si era fatta trasferire in un altra scuola, i suoi amici ridacchiavano quando lui passava, i professori aveva deciso all'unanimità di bocciarlo e nessun club sportivo lo voleva tra le sue fila, era lo zimbello di tutte le ragazze, perfino i bidelli ridevano di lui.
La sua sfida era fallita e non poteva sopportare la sconfitta, lui voleva qualcosa di più: un posto dove poter tornare a vincere.
Scavalcò il parapetto e si lasciò cadere nel cortile, tra le panche e le sue vecchie glorie.

giovedì 8 ottobre 2009

Distante

Un caleidoscopio di volti
vorticanti, inseguiti da
una voce monotona vuota.
Cornice, inutile sfondo.
Tutte queste sono ombre
che esistono solo per
far brillare i tuoi occhi.
Queste voci sono rumori
osceni che rendono melodia
la tua risata; entrambi
rivolti ad un altro, che
spreca il suo sguardo
altrove lontano da te,
che mi sei distante.

sabato 3 ottobre 2009

Ignavia (accidia)

Tra i banchi di scuola si imparano molte cose; oltre alle lezione diligentemente tenute dai professori ed altrettanto diligentemente ignorate, dimenticate o travisate dagli alunni.
Tra i banchi di scuola si impara l'amicizia, il tradimento, l'amore, il cameratismo, il rifiuto.
Lui era il brutto, i compagni lo accettavano nel gruppo per una sorta di carisma innato, ma restava solo, chiuso nella sua bolla e restio ad uscirne.
Lei era una secchiona, seduta nel suo primo banco, graziosa a suo modo, con affianco quella che pensava fosse la sua migliore amica, se solo avesse saputo quello che diceva in giro di lei. Le mancava la malizia per essere come le compagne, che vestivano soltanto la maschera dell'innocenza che lei invece possedeva davvero.
A lui piaceva parlare con lei,era una persona con cui poter spaziare su diversi argomenti, non le solite piatte discussioni monotematiche. Avevano molti argomenti in comune e, tutto sommato, erano in sintonia, il tempo trascorso assieme fluiva via piacevole. Così iniziò, quando la vedeva sola che si avviava verso casa, ad accompagnarla per poter scambiare due parole; con i giorni la pratica divenne un rituale che entrambi attendevano, senza accordi, come se fosse sempre una coincidenza;
Se lui si trovava all'uscita prima di lei aspirava più lentamente la sigaretta aspettando di vederla scendere la scale, se era lei ad essere in anticipo fingeva di riporre qualcosa nello zaino o controllava varie volte in telefonino, finché non lo sentiva vicino.
Il tempo del tragitto iniziò a diventare troppo poco e le conversazioni continuavano a lungo mentre erano fermi sotto al portone, con gli occhi invisibili della famiglia che li sbirciavano dai vetri. Salutarsi era sempre più difficile, spesso lui, di pomeriggio, passava in moto davanti a casa sua sperando di coglierla lì e poter restare con lei un po'; spesso lei era affacciata alla finestra sperando di poterlo vedere, chiamarlo con una scusa e restare con lui per un po'.
Le vacanze di Natale era prossime lui si trovava in libreria ed ebbe un'idea, al volo prese una copia di “Tristano ed Isotta” e fu mentre pagava che la notò, la commessa era bellissima, con gli occhi ghiaccio e i capelli rossi, restò incantato a guardarla poi scappò verso casa dove passò la notte a trovare le parole giuste da dire a lei, mentre nella testa la commessa e la sua immagine si sovrapponevano, piano la lettera prendeva forma.
Lei era in centro con le amiche quando, passando vicino ad una vetrina, vide una copia di “Romeo e Giulietta” ed ebbe un'idea, si congedò dalle amiche e corse a comprarla, poi si fermò in una caffetteria e si mise a pensare alla parole da scrivergli, fu mentre beveva il caffè che lo vide, il cameriere, alto e muscoloso, con i ricci bruni e gli occhi verdi, gli lanciò diverse occhiate, e piano la sua lettera prendeva forma.
Quando si scambiarono i pacchi quasi non ci credevano; lui fissava la busta rosa appesa alla coccarda con aria incredula; lei aveva gli occhi incollati alla busta bianca.
Le lettere era piene dei sentimenti non detti.
Le vacanze li separavano nel corpo e la lontananza sbiadiva i reciproci pensieri; Sempre più spesso lui passava in libreria sperando di incrociare gli occhi della commessa e sempre più si convinceva che gli sorridesse per più di semplice cortesia, mentre sulla sua scrivania il foglio di risposta restava bianco. Lei divenne una cliente fissa della caffetteria e di volta in volta vedeva una simpatia del cameriere nei suoi confronti che era più della semplice cortesia, mentre sulla sua scrivania il foglio di risposta restava bianco.
La scuola riprese ed un muro di imbarazzo si alzò tra loro, finirono le passeggiate, le chiacchierate, ma restarono i sentimenti che provavano l'uno per l'altro ed un foglio bianco su cui nessuno dei due aveva auto il coraggio di scrivere una scelta.