La lunga distesa del mare appariva come una tavola d'ebano. Rischiarata dal chiarore della luna piena, sono ore che la fisso, mi osserva dall'alto, fredda e neutrale, senza pietà ed impassibile.
“tu vegli da secoli sulla terra, ci illumini le notti, perché non parli?”
Erano giorni che passeggiavo sulla scogliera interrogando la luna sulla vita degli uomini che lei aveva visto nascere. Oramai il mio deambulare era divenuto un rituale. Vivevo il giorno in attesa della notte, per poter porre domande alla luna, la sola con cui gradivo passare le notti da quano lei mi aveva lasciato...o io avevo lasciato lei...non ricordavo più. C'era la lite, le urla, la luce lunare che filtrava dalle imposte, il fragore della porta sbattuta con forza e nient'altro.
Quella notte ero più ubriaco e più incazzato del solito, puntai il dito al cielo ed urlai:
“Perché? Non ti sembrava adatta a me? Tu che sei la protettrice dei passi dei ladri! Tu che illumini le lame degli assassini! Tu che ascolti i gemiti degli amanti! Perché quella notte che eri testimone della crudeltà dell'amore non hai fatto nulla? Forse il male che fanno i tuoi protetti ti ha contagiato? Sono certo che se mi gettassi in mare tu rimarresti lì a guardare! Se è questo che vuoi allora guarda!”
Corsi verso lo scoglio più alto, dove si sentiva meglio il lento e implacabile infrangersi delle onde e mi voltai ancora verso di lei, per una attimo fui sconvolto nel vedere nei suoi monti e nei suoi mari un viso afflitto che mi fissava, mentre una nuvola diventava una mano che copriva i suoi occhi, aveva deciso di non assistere a questo spettacolo, all'ennesimo delitto commesso nella sua luce. Mi bastò, mi allontanai e ripresi la strada di casa, non sentii il tonfo del corpo che impattava con l'acqua a pochi metri da me. Seppi il giorno dopo che la luna non era stata clemente con lei!
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